“Il Cerchio Magico”: le emozioni ed il racconto di se stessi a scuola, tra disagio e risorse.

Oggi avevamo piacere di pubblicare sul nostro blog il progetto chiamato “IL CERCHIO MAGICO” (da cui prende il nome anche la ludoteca aperta a Troia, FG) che gli insegnanti Sandra e Raffaele hanno avviato da tempo presso l’Istituto Comprensivo “E. Fermi” di Mondolfo (PU) – Scuola Secondaria di primo grado. (lo potete anche scaricare dal “Download BOX” nero sulla destra della homepage).

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Progetto : Il Cerchio Magico – “Alla ricerca di te stesso”


Presentazione: L’attività di circle time viene riproposta sulla base dei risultati positivi ottenuti con la classe lo scorso anno. Lo scopo principale del progetto è di aiutare l’alunno/a ad esprimere con modalità diversificate le proprie emozioni. Si parte dal presupposto che ogni alunno/a è una specificità e, di conseguenza, dovrebbe rivelarla al gruppo, anche se questo non sempre avviene nel contesto-classe. Pertanto il progetto mira a creare un ambiente “devoto” in grado di accogliere i ragazzi per ciò che sono (il loro “Yahvé“) e di facilitare l’intreccio-conoscenza tra di loro.
I docenti (curricolari e di sostegno) svolgeranno una funzione di “accompagnatori” nelle dinamiche di gruppo.
Le modalità utilizzate nella conduzione del gruppo si rifanno al “Metodo alla Salute” ideato e sperimentato dal Dr. Mariano Loiacono presso il “Centro di Medicina Sociale” – OO.RR. di Foggia. Si ritiene che questo intervento, favorendo la conoscenza di sé, possa portare ad un alleggerimento degli alunni e anche alla prevenzione di un eventuale disagio, inteso come allontanamento da se stesso.

Gli incontri saranno strutturati in 4 fasi:
1) Ascolto degli ante-nati (intesi come tutta la vita che c’è stata prima di noi)
Si potranno ascoltare canzoni, poesie, brevi testi scritti da loro o da altri; si potranno vedere foto, disegni
2) Comunicazioni al gruppo
Ognuno potrà farsi conoscere meglio alla classe, mettendo in risalto un aspetto di loro che gli altri non conoscono, potrà comunicare al gruppo qualche piccolo cambiamento nella sua vita o qualche impegno che intende prendere per migliorare e crescere.
3) Racconti
Potranno raccontare piccoli episodi della loro vita accaduti a scuola o fuori dall’ambiente scolastico sui quali poter fare delle riflessioni per rielaborare i contenuti del racconto e far luce sui meccanismi che si nascondono dietro a molte dinamiche di gruppo.
4) Fondo comune
Si cercherà di “fare teoria” sui racconti o sulle dinamiche accadute durante l’incontro, evidenziando i punti in comune che esistono tra i vari racconti, sviluppando la capacità di osservare la vita e di conoscerla. Si potrà far emergere anche il negativo perché dietro alle cose negative, allo star male c’è una grande voglia di creare, di fare venir fuori tutto ciò che la persona è.
Si prevede inoltre la presenza di alcuni esperti per determinati incontri.

Destinatari: alunni della classe IIA
Al Cerchio magico parteciperà anche l’alunna Cristina G., inserita nella classe III A, dato l’interesse mostrato l’anno scorso per tale attività.

Obiettivi:
Gli obiettivi da raggiungere saranno i seguenti:
· saper riconoscere le proprie emozioni;
· saper esprimere le proprie emozioni;
· sapersi raccontare;
· saper riflettere su se stesso e sulle cose che ci accadono;
· saper rispettare gli altri mentre parlano e si raccontano;
· saper attivare il gioco per alleggerire determinate situazioni;
· saper aprirsi a scambi, dinamiche “inediti” tra di loro.

Contenuti: si utilizzeranno alcune fiabe (“La mela Gimagiona“, “Vassilissa e la Baba Yaga“…), testi tratti dal libro “Il vento è mia madre”, testi sul Tao, letture della Bibbia sull’albero della vita e l’albero della conoscenza, materiale prodotto dal Dr. Loiacono sull’adolescenza, articoli scritti sulla rivista Limax.
I contenuti partiranno soprattutto dai racconti dei ragazzi, dai desideri e dai bisogni espressi da loro durante le attività.

Strumenti: si prevede l’uso di foto, disegni, testi, canzoni, racconti, poesie, proverbi, videocassette, oggetti personali, fotocopie.

Tempi: la durata del progetto sarà di 40 ore che verranno svolte, durante tutto l’anno scolastico, nelle ore di lettere con la Prof.ssa Morganti (2 ore settimanali).

Verifica: Verranno prodotti degli elaborati in itinere, dei testi scritti che consentiranno di conservare una “memoria storica” degli incontri. Si prevede periodicamente di fare un bilancio critico sul percorso effettuato e sui risultati ottenuti.
Ogni alunno/a dovrà produrre un “diario di bordo” contenente tutto il materiale realizzato.

Mondolfo, 30 ottobre 2006

Sandra Recchia

Questi sono alcuni estratti dai bilanci che hanno scritto i docenti, gli alunni e i collaboratori alla fine dell’esperienza (dalla nostra rivista “LIMAX”):

SANDRA RECCHIA: docente – “I ragazzi hanno sentito di poter esprimersi abbastanza liberamente, senza essere derisi dai compagni, si sono aperti un po’ alla volta e hanno raccontato alcuni loro vissuti personali, belli o brutti. […] Si sono emozionati, raccontando alcuni loro ricordi dolorosi, che sono diventati momenti di apertura, piccole “immersioni” nel mare della Vita. […] Eppure ho sentito che i ragazzi hanno tanti “pesi” che non sanno, non possono, non vogliono condividere con gli altri, e indossano delle maschere che li allontanano da ciò che sono; anche perché oggi non esistono ambienti “sacri” dove i ragazzi sono liberi di esprimere i loro dubbi, le loro paure, le loro esperienze belle ma soprattutto le loro esperienze negative, perché si ha troppa paura di non saperle gestire. E questa è anche la realtà della scuola, che non ritengo abbastanza preparata di fronte a certe situazioni, che non vengono ancora considerate compito della scuola. E mi dispiace molto.[…] Quelle parti spesso non emergono nel percorso scolastico, che risulta parziale e non “vede” le specificità e la profondità dei ragazzi. […] Inizialmente è stata tanta la mia paura, paura legata alle resistenze della classe ma anche al giudizio dei miei colleghi.

RAFFAELE CIMETTI: docente – “Magico come un ambiente in grado di accogliere la vita per quella che semplicemente è. […] Ma perché se possono esserci ambienti “devoti”, gli ambienti che quotidianamente viviamo (la famiglia, la scuola, i luoghi di lavoro, ecc.) non riescono ad essere spirito di movimento per le nostre vite? Perché la scuola è diventata ormai uno stagno per alunni, docenti, non docenti e dirigenti?”.

CLAUDIA: educatrice – “Personalmente in questo periodo ho potuto scoprire delle “parti” di me che ancora non mi erano molto chiare, ciò grazie non solo al “Cerchio Magico”, ma anche confrontandomi con le persone che hanno fatto esperienza del “Metodo Alla Salute”, che ancora conosco poco e che vorrei approfondire. Devo dire che queste parti nuove mi spaventano anche un po’, ma in fondo tutto ciò che è nuovo spaventa. Ho scoperto di non saper abbracciare, di non riuscire ad esternare tutte le mie emozioni. Ho scoperto di aver paura degli altri. Mi sono accontentata di piacere superficialmente, a volte i modi gentili e disponibili sono anche un’autodifesa, ma ciò crea soltanto solitudine e aumenta la ferita di non essere veramente capita e amata per quella che sono, per le mie luci e anche per le mie ombre. Forse è proprio questo lato d’ombra che mi spaventa, che spinge a correre al di fuori di se stessi, come le farfalle che per non guardarsi si lasciano attrarre dai tanti fiori, che si lasciano abbagliare dalle tante luci. Ho scoperto anche che se voglio posso: ho smesso di fumare”.

ALESSANDRO: alunno – “Condividiamo con gli altri senza essere presi in giro. Ognuno di noi deve essere libero di sfogarsi e di piangere”.

MARIA CLAUDIA: alunna – “Con questo gioco riusciamo a conoscerci meglio, a farci conoscere e conoscere gli altri nel profondo. E’ bello mettersi in gioco, essere trasparenti, dire ciò che ci sta a cuore. Noi abbiamo la possibilità di descrivere i nostri sentimenti, le nostre emozioni, i nostri stati d’animo. Questo gioco mi piace tanto perché è un modo di liberarci dalle cose che abbiamo dentro. Diverse volte ci è capitato di piangere, perché la sensibilità, la fragilità e il disagio sono parti della nostra personalità che facilmente vengono fuori con il metodo del “Cerchio Magico”.

CATHERINE: alunna – “I ragazzi hanno bisogno di liberarsi delle proprie emozioni, di raccontare le loro emozioni e di esprimere i propri pareri su altre persone, ma senza offendere nessuno. […] Quando la prof. Sandra ci dava la parola, potevamo iniziare a raccontare, o ascoltare musica e ballare, piangere, ridere; potevamo esprimere qualsiasi emozione che ci veniva spontanea in quel momento. Ci consente di parlare con persone che ci stanno antipatiche. […] In quelle due ore si crea un’atmosfera dolce, rilassante, piena di sorrisi, di attenzione, ma anche di tensioni, pianti, rabbia, litigi, ansie, gelosie, ecc… Si crea un’atmosfera magica! […] La cosa che mi è rimasta impressa è stata la poesia del prof. Raffaele. Era rivolta al padre morto da pochi giorni e parlava del suo vuoto dentro, della sua infanzia passata non in modo sereno, anzi completamente l’opposto”.

YLENIA: alunna – “Mi sono liberata di un peso che avevo dentro a tutti quegli insulti che ho ricevuto”.

NICOLE: alunna – “Una volta è venuto un ragazzo down, Marco, ma noi, grazie anche al “Cerchio Magico”, siamo riusciti ad andare oltre. Lui si è aperto con noi. […] Nella vita non si sa mai a cosa si va incontro, la vita è immensa e illimitata”.

MARCO: alunno – “Il Cerchio Magico mi ha fatto avere più fiducia in me stesso e mi è piaciuto che sono venute altre persone. Abbiamo parlato del razzismo, del vizio del bere e di chi beve. Abbiamo scritto un testo sulle persone che si drogano. Poi un giorno è venuta Catrin che ci ha raccontato la sua storia. Noi ci siamo divertiti a sentirla, ma allo stesso tempo eravamo tristi perché la sua storia ci toccava. Anche qualcuno della nostra classe ha perso un parente caro o stretto”.

MAICOL: alunno – “Cerchiamo di far riemergere le parti di noi più nascoste, liberandole e facendoci conoscere ancora di più”.

CHIARA: alunna – “Il Cerchio Magico mi è servito per aprirmi di più nei confronti dei miei compagni. […] Avevo nove anni quando ho perso mio padre. Quel giorno ero da mia zia e mio padre all’ospedale. Quando mi hanno comunicato la notizia sono scoppiata a piangere e mi sono sentita mancare una persona molto speciale per me, a cui confidavo tutti i miei segreti e che mi consolava ogni volta che ero triste”.

ANGELICA: alunna – “Comunque tutto questo anno è stato riflessivo, ho capito tante cose; per esempio che le emozioni si possono esprimere anche tra di noi”.

FRANCESCA: alunna – “Martedì scorso la prof. Sandra ci aveva proposto di portare a scuola un oggetto che ci stava molto a cuore. La stanza era colma di peluches, canzoni, foto, giocattoli … La prof ci ha parlato della “Clessidra del Kairòs” che contiene quattro fasi: i pensieri, le comunicazioni, i racconti e il fondo comune. Per me questa clessidra è come se fossi io, divisa in più parti così da contenere i pensieri per i miei amici, le comunicazioni per fare nuove amicizie, i racconti per far conoscere le mie esperienze agli altri, ed il fondo comune che ci fa capire che siamo uguali nella diversità. […] Mi sono divertita molto a portare pensieri e a raccontare storie, perché sapevo che nessuno mi avrebbe giudicato”.

ALESSANDRO: alunno – “Ci ha permesso di intraprendere un’attività per andare alla ricerca di noi stessi e della nostra personalità, imparando prima a conoscere le nostre emozioni, e poi a svuotarci dei pesi che ci portiamo dentro. […] Sono venute persone nuove come Cristina, che pur essendo sulla sedia a rotelle, è molto più aperta di alcuni di noi; Marco, un ragazzo portatore di handicap, che sa esprimersi in modo apertissimo e inoltre è anche molto divertente. In questi incontri del “Cerchio Magico” ho scoperto nuove emozioni e ho capito che certe volte sfogarsi è la cosa migliore e che lasciare andare qualche lacrima ti fa sentire meglio. Ho imparato ad ascoltare i compagni, anche quelli un po’ bastardi, e a non pensare solo a me. Ho scoperto che si può apprezzare ogni cosa da ogni persona, anche da quelle disabili come Cristina e Marco, che sanno trasmettere le emozioni meglio di chiunque altro. Ho visto che ognuno nel cerchio si apre senza problemi e piange pure senza timore, e si può sfogare”.

AURORA: alunna – “Anche se non lo si può notare molto, il progetto mi ha aiutata, in maniera fenomenale, ad esternare la mia timidezza che da tempo grava sulle mie emozioni. Ho imparato a sognare, a credere in me … e a lottare per portare avanti il progetto con l’aiuto e la collaborazioni dei prof. e dei miei amici”.

MARCO: collaboratore anticamente abile – “Nel Cerchio Magico abbiamo parlato delle nostre paure cucite addosso. Per ogni pensiero ascoltavamo anche la musica e abbiamo visto ridendo le nostre foto. Abbiamo ballato e abbiamo anche riso moltissimo. Infine verso le 17 io con Sara ci siamo abbracciati e anche baciati con il nostro affetto”.

CRISTINA: collaboratrice anticamente abile – “La cosa che mi è piaciuta di più è stato il bacio che mi ha dato Raffaele. Mi hanno preso in braccio e mi hanno fatto dondolare, mi hanno abbracciato in tanti. Sono stata distesa per terra e avevo la vescica tutta piena. Mi sono sentita bene perché sono stata felice. Grazie alla Sandra che mi ha prestato il marito”.

31 Commenti

  1. Anonimo

    Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

  2. Fabrizio d'Altilia

    Allora Luna, che facciamo, lo togliamo il sondaggio che ingolfa la homepage???

  3. Fabrizio d'Altilia

    Cara Serena, di fronte a questo freddo e a questi “Anonimi sequestrati” dalla loro rabbia, scaldiamoci con gli amori nostri, Matteo e Serena.

    In questo senso rispondo proprio a chi dice che il Metodo tende solo a disgregare, ma in realtà si formano un sacco di coppie, e pure belle coppie, una su tutte proprio quella di Serena: per chi non lo sa, Matteo era partito con delle brutte diagnosi, le solite sentenze psichiatriche, voi avreste avuto il coraggio che ebbe Serena al tempo e che continua ad avere, a credere in una persona come partner al di là della maschera sintomatico-diagnostica?

    Serena, se vuoi magari parla tu della mia coppia, sennò io sarei di parte!
    🙂
    Questo non per vantarsi, ma solo per testimoniare.

    Secondo me il Metodo tende a disgregare quello che già era scoppiato o che doveva scoppiare, e ad unire quello che è buono unire. Oppure all’inizio separa, per poi riunire in maniera più adulta e globale, questo soprattutto nel rapporto genitori-figli. Devo dire per esempio che con mio padre, che tutti conoscono e sanno di cosa sto parlando, stanno migliorando le cose. Ma ci sono esempi ancora più significativi del mio di rapporti ritrovati.

    Vi scrivo da casa di Vale, dall’ “Orfanotrofio che Vale”, in Ancona. Speriamo che Luna è puntuale, alle 14:30 abbiamo lezione.
    Stat’v bun!
    Un abbraccio “counselatorio”!

    Faber

  4. serena

    Mah! Non mi sembra di sparare giudizi, mi dà solo fastidio chi non esprime chiaramente e pubblicamente il suo dissenso tramite un confronto aperto, e poi magari se ne spunta qui a travisare i nostri scritti.
    Non voglio sconvolgere le vostre “impeccabili” statistiche, tuttavia il numero di separazioni è aumentato a livello nazionale, non è mica un fenomeno legato a noi.
    Buon fine settimana a tutti. Io sono di nuovo mezza malata, che pizza ‘sto freddo che va e viene!

  5. Anonimo

    Omonimo più che altro non si può non notare il giudizio di biasimo per tutti coloro che avendo avuto un’esperienza diretta con il metodo se ne sono allontanati.
    Secondo gli aficionados queste persone che hanno fatto la loro esperienza col metodo e non l’hanno poi condivisa sono solo transfughi, vigliacchi ed ingrati o nella migliore delle ipotesi con resistenze troppo forti, per cui l’invito continuo a provare è l’ennesima frottola con cui questa roba si tiene ancora in piedi.

  6. Anonimo

    caro anonimo, condivido con te che ci siano cose ben peggiori della trivialità e dell’insulto gratuito del “nemico”, ma non per questo li giustifico. rifiuto infatti la logica secondo la quale nel mondo dell’espressione avrebbero valore solo gli apici, negativi o positivi. questa logica massimalista, infatti, annullerebbe le preziose sfumature di minore tonalità che servono a graduare la realtà, che è molteplice e non uniforme.
    quanto al metodo, l’esperienza positiva autocitata da serena, che ringrazio, non cambia il dato statistico che emerge dai racconti e dalle esperienze di mia conoscenza, che mi fanno propendere con cognizione di causa che il metodo assomiglia sempre più ad una forza centrifuga che disgrega e disperde. condivido l’urgenza irrinunciabile di un uomo nuovo nella società, nella politica, nella scuola ecc.., ma non mi sembra che gli aficionados del metodo siano portatori di questo nobile spirito. da quanto vedo si allontanano dalle famiglie e dalle mogli/mariti avendo individuato unicamente all’esterno la causa del loro disagio, il nemico da combattere. credo che un metodo realmente di nuova specie debba proporre ai suoi adepti non un impulso separatista, ma una logica di inclusione e comprensione, facendo sì che i suoi rappresentanti si ergano ad esempio positivo e propositivo, attraverso l’incarnazione del modello proposto, in modo da spingere gli altri ad imitarli.
    Ora come ora mi sembra che gli aficionados siano accomunati più che altro da una rabbia vendicativa e da un senso di appartenenza in certi casi esaltato, surrogato un pò squallido di contesti affettivi o di relazioni non più soddisfacenti.

  7. serena

    Agli anonimi e omonimi voglio dire che sono molto contenta che stiano socializzando tra loro.
    Personalmente ho provato più volte a dare la mia personale risposta alle vostre critiche e perplessità, tuttavia è molto difficile per me riuscire a dialogare con generalizzazioni e luoghi comuni. Nella mia famiglia, ad esempio, il metodo ha svolto più che altro una funzione aggregante, con questo intendendo che dall’inizio del mio percorso all’interno del metodo ho senz’altro affrontato in modo nuovo e con meno scontri me stessa e il rapporto con i miei genitori.
    Lascio a voi la diatriba sulla trivialità, affermo solo con convinzione che per quanto mi riguarda l’ipocrisia e la mancanza di rispetto sono segni di inciviltà indiscutibili, mentre mi asterrei dal definire incivili le popolazioni che ancora oggi non hanno servizi igienici corrispondenti ai nostri. Se poi un certo anonimo passasse più tempo dietro la sua porta chiusa e meno nel nostro blog, confesso che non ne sentirei affatto la mancanza. Lo dico con rispetto e sincerità.

  8. serena

    Ciao a tutti!
    Volevo far sapere a quanti possano essere interessati che mercoledì 31 ottobre (pomeriggio) presso il CMS di Foggia si terrà una supervisione sull’Associazione Alla Salute di Foggia. Chi non riuscisse a essere presente può eventualmente inviare un contributo via e-mail, penso in particolare a Barbara e a coloro che fanno parte dell’Associazione Alla Salute di Ancona.

  9. Anonimo

    Per gli orfani(veri o presunti), gli arrabbiati, gli sconsolati, gli abbandonati, gli anonimi più spinti e tutti i metodisti della solita specie…. una riflessione di Friedrich Nietzsche: “Nulla sulla terra consuma un uomo più rapidamente che la passione del risentimento”.
    Meditate gente, meditate!
    L’anonimo cortese.

  10. Anonimo

    Omonimo non mi sento esattamente contraddetto da quanto hai scritto, per me la forma ha importanza e tanta, ma per gli aficiondos del metodo le nostre sono sovrastrutture umanoidi. Se hai la pazienza di leggerti un post di qualche settimana fa ed i suoi commenti potrai leggere un mio intervento in cui consideravo porta del bagno chiusa come un caposaldo delle civiltà, ma fui apostrofato in malo modo.
    Omonimo credo che tu non abbia ancora realizzato che questo metodo teorizza l’involuzione prima e la distruzione dei rapporti preesistenti, tramite la mistificazione del “scuci e ricuci” ,quale condizione-presupposto del passaggio da umonoide a nuova specie.
    Sai in quel post di cui ti dicevo si parla di una coppia in crisi ed uno dei due proponeva per la coppia una supervisione od un bilancio di gruppo.
    Omonimo mettiamoci d’accordo…chiosando il tuo esempio della donna bella ma triviale diciamo che è meno peggio una donna triviale di una che non percepisce neanche più d’essere tale e pensado di far cosa buona va in un teatro e racconta la sua vita intima di coppia.
    Fuor di metafora preferisco la trivialità o mi fa meno impressione dell’omologazione di tutti quelli che tu chiami aficionados e che io definirei diversamente.
    Siamo d’accordo?

  11. Anonimo

    caro anonimo, mi spiace contraddirti, ma sono del parere che la forma, quando si collochi ad uno degli estremi delle possibilità di espressione umana, o nelle sue immediate vicinanze, si faccia così assordante da mettere in secondo piano la stessa sostanza; in tal modo infatti finisce col “sostanziarsi” essa stessa, fondendosi paradossalmente in un tutt’uno inscindibile e indistinguibile l’una dall’altra. detto in altri termini, una bella donna triviale, che indossa vestiti costosi con chiazze d’unto, che rutta a tavola e si mette le dita nel naso è meno bella (ecco la forma che offusca la realtà sostanziale) della sua gemella, magari vestita più alla buona, che conosca almeno l’abc dell’educazione. questa almeno è la mia visione.
    riguardo al metodo, nessuno ancora sa rispondere alla mia domanda: perché disgrega invece di aggregare? gli aficionados del metodo, da quanto leggo, sono coniugi separati, figli orfani di genitori viventi, ecc…e questo dovrebbe essere un dato a valenza pressoché statistica.
    quanto all’aiuto contro, apprezzo l’ossimoro, ma mi ricorda tanto un tir che ti investe per toglierti una mosca dalla giacca….
    omonimamente vostro…

  12. Anonimo

    Omonino sono in parte d’accordo con te, sicuramente condivido il tuo dissappunto circa le mancate risposte alle domande sul metodo ed il fastidio di citazioni pretenziose ed insieme spesso fuori luogo e ripetute come litanie.
    Dissento invece sulla deriva triviale,non è una deriva e non sono le offese gratuite che fanno questo blog indecente, anzi, se permetti,mi sembrano uno dei rari momenti di verità.
    Gli applausi di incoraggiamento elargiti come alle riunioni dei venditori di aspirapolveri o quegli inquietanti abbracci dei riti ti non ti irritano affatto?
    Se permetti l’indecenza è che alcuni ragazzi pieni di speranze e pulsioni ideali e qualcun altro malato insieme alle loro famiglie sono finiti come la ghianda della favola dell’anonimo soft,divorate da un maiale.
    Non conosco parola più indecente delle firme di chi ha consentito che in una scuola media si insinuasse questo metodo, pensavo che la classe medica fosse la più degradata ma è in buona compagnia…
    Omonimo scandalizzati un pò anche per questo e tollera culi rotti e pompe che comunque non hanno mai nuociuto a nessuno.

  13. Fabrizio d'Altilia

    Per l’Omonimo posso dire intanto di visitare il nostro sito realizzato dal buon Cristian: http://WWW.NUOVASPECIE.COM.
    Esplora le varie sezioni, guarda i video, e vedrai che più sintetico di così si muore!… 🙂

    Poi riguardo alla deriva penosa e alle trivialità varie, ti devo dire che non siamo certo noi a fomentarle (se sono diventato meno bacchettone e “testimone di geova” io, mi apre evidente…), ma come vedi sono questi svariati anonimi, che altro non sono che transfughi del Metodo, gente che è passata dall’amore all’odio, sia per il Metodo che per le persone che lo rappresentano o che lo frequentano. Sono persone che se ne sono allontanate per esempio quando si è cercato di fargli fare dei passi avanti con degli aiuti-contro che non sono stati recepiti come tali; o altri che, quando hanno visto la “mala parata” che si dovevano mettere in discussione, non gli è convenuto più; o gente che ha avuto una qualche delusione improvvisa nella sua vita privata che, non riuscendola a contestualizzare, l’ha addossata in qualche modo al Metodo o alla singola figura terapeutica, sfociando (mi permetto di dire) nella paranoia. Sto solo ipotizzando eh, ma è verosimile…..

    Poi sulla bontà o meno del Metodo, il dibattito critico deve restare sempre aperto. E’ ovvio che (come qualsiasi altra strada) può non essere buona per tutti, o può non essere ancora buona per tutti; questo per limiti sia del Metodo stesso, sia per limiti delle persone che fanno da accompagnatori o delle persone che ci si vogliono approcciare.
    Questi limiti li vedo anch’io, i momenti di delusione o di disorientamento mi capitano pure a me, ma in quei momenti non mi fermo alla mia interpretazione, cerco invece di proporre o di fare io qualcosa che ritengo migliore, oppure lo dico proprio “Vedi, questa cosa non va bene, parliamone, cerchiamo di migliorare …”.

    Comunque stamattina ho consegnato la tesi in facoltà, il correlatore mi ha detto “Stia tranquillo che andrà tutto bene!”. Non me l’aspettavo.

    Saluti e abbracci!

    Faber

  14. Anonimo

    a parte la deriva penosa che sta prendendo il blog, sempre più luogo di offese gratuite e di trivialità, una specie di you tube, degradato, delle parole, c’è qualcuno che sa far uso della sintesi (senza ricorrere a dispense elefantiache o trattati allampanati) per dire cos’è sto metodo e perché da quanto vedo e sento disgrega anziché aggregare?
    e non ditemi di fare l’intensiva, l’etimologica, che il metodo è esperenziale etc… perché o potrei averle fatte entrambe o potrei avere bisogno di sufficienti motivi a priori, visto che, come umano – quale sono, fui e forse sarò – mi trovo più sulla sponda dello scettico ragionevole che dello sperimentatore esaltato che si butta a prescindere…

  15. Anonimo

    Ho saputo dalla polizia che l’anonimo offensivo altro non è che Antonella Soccio che nasconde i suoi tanti casini attaccando gli altri.
    C’è qualcuno dei maschi di nuova specie che può soddisfarla?

  16. Anonimo

    State benissimo adesso, vero? Risanati? Un bel fiocchetto rosso contro l’invidia sulla porta dell’orfanotrofio che vale.

    ps
    Giovanna fa le pompe,chi altre?

  17. Anonimo

    Caro Fabry,

    sei ospite “dell’ORFANOTROFIO CHE VALE” così svelo il nome che ho scelto per la casa.

    Ora sento anche Ale ma per me nn ci sn probemi… credo che in questi gg verrà anche Federica di Senigallia ma tutt’al più ci stringiamo un pò…

    ti abbraccio forte

    Vale

  18. luna margherita

    ciao

    faber io non posso ospitarti, purtroppo e ancora.

    un bacio

  19. Anonimo

    Quella del counselling mi pare sia una scelta fatta già da altri autorevoli esponenti della nuove specie. Un cambio di strategia o semplicemente l’acquisizione di tecniche ulteriori per “intortare” gli umanoidi?
    Presto Loiacono insegnate nei corsi di formazione del personale di Mediaset?

  20. Fabrizio d'Altilia

    Grazie anonimo, buona giornata anche a te!

    Sai com’è, mi sto laureando…..

    🙂

    P.S.: cari anconetani, do il via all’asta:
    Chi mi vuole ospitare a dormire per la due giorni di lezione alla scuola di counselling???
    Arrivo venerdì sera.

    Ah, lunedì viene pure Loretta in Ancona, così partiamo insieme per Roma: mi da una mano a fare il trasloco e mi porta a fare shopping per essere super-figo alla laurea.

  21. Anonimo

    ahoooo…..non c’è più nessuno o siete tutti superimpegnati? Comunque buona giornata a tutti!

  22. Anonimo

    Faber mi mancavi, temevo fossi guarito.
    Più che grida nel deserto credo sentirete le grida di quel genio di Preside al quale qualche genitore romperà il culo dopo una dinamica umanoide ed assai poco globale.

  23. Fabrizio d'Altilia

    “Voce di uno/a che grida nel deserto…”

    🙂

  24. Anonimo

    Certo che fortuna hanno i genitori (ovviamente pessimi) dei ragazzi della scuola di Sandro e Raffaele, grazie a questi due benenemeriti insegnanti forse non apprenderanno la grammatica o l’algebra ma 12 anni, età in cui tutto è in divenire avranno dei punti fermi del tipo: mamma e papà sono due teste di cazzo, meglio averne altri meglio se drogati o nullafacenti o parassiti come gran parte dell’umanità di nuova specie,sdoganata dalla paranoia del suo inventore.

  25. Anonimo

    Dopo la pioggia ero per strada ed osservavo i bambini impazziti d’eccitazione e di meraviglia, saltavano nelle pozzanghere e ridevano…ai vostri invece che il volo di un gabbiano cosa propinerete oggi? un Sabato di Maria? la promessa di un’altra settimana intensiva?
    Proporrei un nome per la casetta che tutti bambini sognano: “La casa dei figli sani di genitori dementi”.

  26. Unknown

    Ciao.
    Come al solito ultimamente non riesco a scrivere quanto vorrei e godermi il blog con calma.
    Spero di poterlo fare presto però.
    Ora voglio dire bravi davvero a Sandra e Raffaele e non perchè siete miei amici, ma perchè avete provato davvero a portare qualcosa di nuovo e prezioso in un contesto che dovrebbe insegnare ai ragazzi ad esprimersi liberamente…oggi l’espressione di ciò che sta insabbiato dentro ai ragazzi non è che non lo vediamo, ma non sappiamo proprio come affrontarlo una volta che esce fuori e allora tanto vale non tentare (meglio lasciare la pentola a pressione così come è). Allora chi prova a fare questi tentativi senza buonismi sono quelli che non hanno dimenticato che significa essere ragazzi. Sandra e Raffaele so che lo stanno facendo e cercano di portare anche a scuola quelle dinamiche un pò più intere che stanno ritrovando e sperimentando prima per se stessi. Come sono fortunati i vostri ragazzi! Spero che in seguito potremo fare di più. Mi interessa.

    Vi abbraccio. 🙂

  27. serena

    Aaaaaah,
    quindi basta pensare “Mi voglio proprio riconciliare con i miei genitori perché hanno permesso che la vita arrivasse fino a me!”
    Mamma hai capito? Tutto stava in questo pensierino qui da acquisire, che so, ripetendolo come un mantra. E noi come sceme a ingarbugliarci di generazione in generazione nel rapporto madre-figlia. L’amore, il conflitto, la stima e i sensi di colpa, tutto il nostro vissuto, la sofferenza e la crescita… ma tra tutti i libri che hai letto questo sulle costellazioni familiari non c’era?
    Ti voglio bene mammotta, salutami la Spagna.
    E grazie all’anonimo soft per questa rivelazione che altro che quella cristiana!

  28. Anonimo

    Dedicato alla nuova vita che da ieri esiste…e ai suoi genitori con tanti auguri!

    I genitori sono grandi i bambini sono piccoli

    Naturalmente gli esseri umani sono tutti diversi. Purnondimeno essi sono tutti uguali. Lo spiegherò con un esempio.

    Quando un bambino nasce ha due genitori. Non possono essere che quei genitori perciò questi genitori sono i migliori per questo bambino. Non ci possono essere altri genitori migliori . sono quelli giusti per questo bambino. Ora alcune persone si lamentano dei loro genitori. Desidererebbero che fossero doversi da quelli che sono. In questo modo non riescono a prendere dai loro genitori ciò che essi possono dar loro. Quando guardiamo ai nostri genitori vediamo dietro di essi i loro genitori e dietro ai loro genitori ci sono altri genitori e così via per molte generazioni. La stessa vita scorre attraverso tutti loro fino a quando raggiunge noi in realtà non importa chi queste persone fossero nella loro vera vita. Se essi fossero ciò che chiamiamo brave persone oppure se essi fossero ciò che noi chiamiamo cattive persone. Se essi fossero amorevoli con i loro bambini oppure se li trascurassero. Per quanto riguarda il passaggio della vita essi erano tutti uguali. Non c’è differenza tra di loro la vita scorre pura attraverso tutte queste generazioni. Nessuno di questi genitori potrebbe togliere qualcosa dalla propria vita oppure aggiungerla. Così tutti questi bambini attraverso tutte queste generazioni hanno ricevuto la stessa vita. Quando noi guardiamo i nostri genitori ci rendiamo conto che la vita viene da molto lontano, e quindi possiamo prendere la vita mentre scorre attraverso i nostri genitori fino a noi senza alcuna esitazione. In questo modo i genitori sono grandi ed i bambini sono piccoli. I genitori danno ed i bambini prendono. Se guardiamo ai nostri genitori in questo modo noi possiamo onorarli come genitori comunque essi siano. Se facciamo questo ci sentiamo ricchi. I nostri cuori si aprono e sentiamo la forza. Questa è una verità molto semplice. Se ci dedicassimo a questo compito e lo accettassimo quanto cambierebbe nelle nostre vite! Attraverso le costellazioni familiari abbiamo portato alla luce ciò che veramente significa quando onoriamo i nostri genitori in questo modo. In effetti qualsiasi psicoterapia comincia onorando i nostri genitori. E chi è un buon terapista? Un buon terapista onora i genitori dei suoi clienti egli non permetterà a nessuno di accusarne i genitori. Perché non appena qualcuno accusa i suoi genitori interrompe la continuità del fluire della vita. Questa semplice verità è per molti davvero nuova puoi renderti conto che in molte psicoterapie alcuni psicoterapisti si alleano con il cliente contro i suoi genitori. Ma nessuno può essere in pace con se stesso o con se stessa ammenochè non sia in pace con i suoi genitori.

    Quando incontrate persone depresse, rilevate sempre che essi hanno rifiutato uno dei loro genitori. La depressione è curata quando essi sono aiutati a riconciliarsi con i loro genitori.

    .l’anonimo della fiaba “che cosa vogliono veramente le donne” ovvero l’anonimo “soft”

    Costellazioni Familiari di Bert Hellinger traduzione dall’inglese a cura di:

    dott. Paola Felici dott. Cinzia De Iorgi

  29. luna margherita

    per il nome della casa ci sarà presto una news…

    intanto io sono tornata a casa dei miei, ma in realtà vivo tra porto e stazione.

    benvenuto elia! ti auguro…che ti auguro?!? beh, te lo dico a voce quando ti vedo

  30. Fabrizio d'Altilia

    Dopo tanti giorni ho appena letto la fiaba di Re Artù, Gawain e la strega, in merito a “Che cosa vogliono veramente le donne”, riportata nel post precedente.
    Mi è piaciuta molto.

    Per quanto riguarda il sondaggio, boh!? Luna, Billo, Vale, che volete fare? Avete deciso il nome della casa? E’ un bel po’ che sta ‘sto sondaggio.

    Ieri è iniziato il corso di “Epistemologia Globale e Dinamiche di Vita”: chi capiterà sul blog in questi giorni, comunicateci il nome di questa edizione del DIN- quando l’avrete scelto.

    P.S.: Una comunicazione importante. Ieri alle 21:40 Maria Grazia detta “Emmegizeta” ha dato alla luce il piccolo Elia, pesa 3,20 kg ed è andato tutto bene.
    Benvenuto caro Elia!! 😀
    Spero di venire a trovare te e la tua mamma lassù in Romagna appena trovo un paio di giorni liberi tra la tesi e il trasloco.

  31. Anonimo

    Sono l’anonimo di Luna e direi anche quello storico, con grande sorpresa ho visto che ci sono ben 5 voti per il nome della casa “la casa degli eterni figli recidivi”.
    Voglio ringraziare e magari conoscere questi miei elettori! 🙂

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