Il disagio dei bambini, la scuola e l’uso di psicofarmaci.


Intanto volevamo tenervi aggiornati sui prossimi appuntamenti in programma che riguardano il Metodo Alla Salute e le prospettive di “nuova specie” (che come sempre potete leggere sulla barra verde qui in cima alla homepage):

  • 28 LUGLIO (FOGGIA, Casa dell’Acqua e dello Spirito): secondo “SABATO DI MARIA”, ciclo di incontri-studio sulla vita e sulla teoria-prassi del Dr. MARIANO LOIACONO. Titolo dell’incontro: “I genitori e i fratelli di Maria”.
  • 30 LUGLIO – 03 AGOSTO (FOGGIA): SETTIMANA INTENSIVA secondo il Metodo Alla Salute presso il Centro di Medicina Sociale – u.o. Ospedali Riuniti di FOGGIA, co-condotta dal Dr. Loiacono e da persone in trattamento. Per informazioni e prenotazioni: http://www.nuovaspecie.com/contattaci.php.
Poi volevamo farvi leggere queste due lettere che ci sono arrivate e che riguardano una questione molto sentita e sempre più preoccupante sul DISAGIO DEI BAMBINI, con la conseguente psichiatrizzazione (diagnosi di “ADHD” cioè “deficit di attenzione e iperattività”, dislessia, difficoltà d’apprendimento ecc.) ed il ricorso a psicofarmaci molto nocivi come il “Ritalin”.
Chi volesse mettersi in contatto con i due autori delle lettere ci contatti via email o nei commenti.

Leggete e scriveteci commenti!

” Egregio direttore,
mi chiamo Marco Guidetti e desideravo farle leggere questa mia lettera, sperando di fare cosa gradita.
Ho partecipato alla conferenza “ADHD, disturbo da deficit di attenzione e iperattività – Malattia o invenzione?” tenutasi giovedì 14 giugno 2007 presso la Sala Consiliare del comune di Gassino (TO). I relatori erano sia Consiglieri comunali che dottori (medico, psichiatra e neuropsichiatra infantile).
A fine conferenza si è aperto un dibattito a volte anche acceso sulla questione ADHD e bambini e la proposta di legge regionale per “le norme in materia di sostanze psicotrope su bambini e adolescenti (N. 405 presentata in regione Piemonte il 20/2/2007)”.
Sia il medico che lo psichiatra hanno affermato che non esiste a tutt’oggi un test biologico che dimostri uno squilibrio di qualche tipo riconducibile a qualsiasi malattia mentale, mentre nella sua presentazione il neuropsichiatra infantile ha menzionato “disturbi psichici in età evolutiva di componente biologica, disturbi psichici genetici e biologici, ecc.”.
A mia domanda diretta nella quale esprimevo di essere confuso visto le due opposte affermazioni e dove chiedevo chiarimenti se l´ADHD fosse o no una malattia, mi sono sentito rispondere dal neuropsichiatria infantile che non è una malattia ma un “disturbo”.
E’ una vergogna che si giochi sulla vita di bambini e persone con termini come “non è una malattia ma un disturbo” così da poterlo
“curare” con psicofarmaci anfetaminici (è stato detto che il Ritalin e altri hanno già causato la morte di 400 persone nel mondo) da dare a bambini di 8 anni quando d’altro canto non si vorrebbero avere neanche gli spinelli nella scuola!
E’ uno scandalo ed è incredibile che
la “base scientifica” per fare la diagnosi di ADHD sia composta da banali domandine (come ad esempio: “Spara” le risposte prima che sia terminata la domanda?”) simili a quelle che si possono trovare nei giornali per ragazzi per “capire” se il “lui” o la “lei” andranno bene come coppia o come amici a seconda del punteggio risultante dal test. Non scherzo, purtroppo. E’ un sistema simile che produce un punteggio in base al criterio di osservazione di chi esamina il comportamento del bambino, l’insegnante della scuola (non una macchina, come un elettrocardiografo, che misura in maniera invariabile, ma una persona che “valuta” il bimbo, e quindi estremamente variabile – ogni persona è diversa dalle altre). La cosa tragica è che psichiatri e neuropsichiatri infantili ci credono davvero!
Ma dov’è la Scienza?
Ho il forte sospetto che tutto questo sia spinto da
enormi interessi commerciali delle case farmaceutiche produttrici di psicofarmaci. Avremo quindi una società di persone con le varie pillole per “risolvere” i loro problemi o per non farglieli vedere o percepire tramite un velo chimico di incoscienza? O sarebbe meglio andare a monte e capire e aiutare loro a risolvere davvero i loro problemi. Ovviamente è più semplice e sbrigativo usare una pillola, oltre che enormemente vantaggioso per le case farmaceutiche.
Dice un proverbio orientale:
“Se viene da te qualcuno che ha fame, non dargli un pesce per sfamarlo, dagli la canna e insegnagli a pescare”.

A buon intenditore….

Marco Guidetti

————————–

” Egr. Direttore,
ho scritto questa lettera che avrei piacere pubblicaste perchè tratta un argomento che mi sta molto a cuore.

Margherita Pellegrino


Egregio direttore, ho letto il
disegno di legge sulla dislessia n. 1169 e successivi emendamenti recentemente approvato dalla “Commissione Istruzione” del Senato.

Sono un’insegnante con più di 20 anni di esperienza e sono molto preoccupata degli effetti devastanti che questa legge causerà se approvata in Parlamento.
Come conseguenza obbligherà le scuole di ogni ordine e grado, comprese quelle per l’infanzia, ad individuare gli alunni che presentano difficoltà nella lettura, scrittura e/o nel fare i calcoli e ad indirizzarli dal neuropsichiatra infantile per una diagnosi di dislessia e, se diagnosticati tali, ad attivare per essi un percorso didattico e valutazioni differenti. La lentezza, il numero di errori o il non aver raggiunto livelli di competenza da loro ritenuti indispensabili nel leggere, scrivere o nel fare i calcoli, saranno prove per una certificazione di disturbi di apprendimento con tutte le conseguenze che questo comporterà. E’ previsto anche un addestramento online per insegnanti e dirigenti scolastici ai fini della individuazione degli alunni che presentano tali difficoltà.
La legge in questione, al comma 7 dello stesso articolo, sancisce:


“Le DSA (“difficoltà specifiche di apprendimento” di cui sopra) impediscono l’utilizzo in maniera automatica e strumentale delle capacità di lettura, di scrittura e di calcolo e possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana della persona”.

Questo non significa forse che per legge la lettura, la scrittura e il fare i calcoli devono avvenire in modo automatico e laddove questo non succedesse, l’alunno sarebbe fuori dalla norma?
Significa che a scuola dobbiamo creare dei
robot che leggono e scrivono meccanicamente, poco importa se poi non capiscono quello che stanno leggendo, l’importante è che sappiano in modo automatico ed istantaneamente quanto fa 3×5 (ad esempio) senza alcun ragionamento o riflessione, perché questa è lentezza e quindi sintomo di “discalculia” (disturbo del calcolo).
Il fatto che
ogni bambino sia diverso da un altro, con tempi propri di apprendimento, elaborazione e sviluppo delle capacità individuali viene completamente trascurato, anzi è prevista un’ attività di identificazione precoce da realizzare dopo i primi mesi di frequenza dei corsi e nella scuola dell’infanzia, bambini di 4 o 5 anni, aprendo così le porte a screening di massa nelle scuole. Ci si dovrebbe aspettare che i sistemi dispensativi e compensativi risolvano queste difficoltà.
Perché allora nei vari convegni a cui ho partecipato nella documentazione fornita dagli esperti, si asserisce che non si guarisce?
Quelli che scrivono male (cattiva grafia) sono dispensati dallo scrivere a mano (forse perché c’è il rischio che la loro scrittura migliori?), sono obbligati invece a scrivere al computer (strumento compensativo), anche i “disortografici” sono dispensati dallo scrivere a mano, devono utilizzare il computer con il correttore automatico (così non rimedieranno mai alle loro lacune in ortografia), mentre i “discalculi” sono dispensati dal fare i calcoli mentalmente e devono utilizzare la calcolatrice.
Non mi sembra che questi risolvano il problema, al contrario, si rischia che dopo 13 o più anni di scuola questo studente ne esce fuori con
un’etichetta di disabile e con un’effettiva incapacità di leggere, scrivere e fare calcoli.
Sono questi forse gli strumenti dispensativi e compensativi atti a “favorire il successo scolastico e prevenire blocchi nell’apprendimento degli alunni con DSA agevolandone la piena integrazione sociale e culturale”, come recita l’articolo 2 primo comma – punto b, ed a garantire pari opportunità e il diritto allo studio? Sono questi gli interventi che miglioreranno la nostra scuola?
Mi ci vedo proprio a seguire i tempi e la didattica individualizzata (come prevede la legge) per gli
alunni “dislessici” che già ho in classe, mentre i restanti 28 o 29 alunni intanto saltano sui banchi e fanno di tutto e di più!…
Strano modo quello di risolvere il problema della dispersione scolastica raddoppiando gli alunni ad un insegnante per risparmiare sulla spesa pubblica e poi assegnare due insegnanti di sostegno alla stessa classe per “aiutare” quelli che si sono persi per strada, ricevendo un’etichetta di disturbo di apprendimento o di iperattività a seconda dei casi.

Forse c’è qualcosa da risolvere nella didattica dato il persistere della dispersione scolastica. Non mi sembra che l’aver spostato l’attenzione dalla didattica all’alunno, dicendo che è l’alunno incapace e che tutto il resto funziona perfettamente, sia stata la soluzione.

Prof.ssa Margherita Pellegrino


7 Commenti

  1. Anonimo

    E’ vergognoso che vi siano psichiatri così ignoranti ma ancora di più lo sono gli insegnanti.

    Ho letto anche l’ultimo articolo di Mariano sul samaritano: grande, anche se difficile, infatti lo rileggerò. Un bacione

  2. Anonimo

    Anonimo perchè non sveli la tua identità? Io ho avuto il coraggio farlo.Certo che credo a quello che scrivo, è la realtà che parla, basta guardarsi intorno e guardare soprattutto dentro se stessi. Certo è difficile cambiare.E’un percorso lungo e difficile perchè tanti sono stati e sono i condizionamenti familiari e sociali che ci hanno bloccati e resi parziali. Tante sono le paure e le angosce che ancora ci inchiodano. Però la Lumaca, il simbolo del Metodo alla Salute insegna, che il cammino è lungo e accidentato con ricadute, scoraggiamenti,perdita di speranza. Però se si è umili e a contatto con la terra, facendosi attraversare dal dolore, è possibile, non si sa come, non si sa quando, che qualcosa possa veramente cambiare.

  3. Anonimo

    Anna Cristiano, dimmi ma tu credi realmente alle cose che scrivi?

  4. Anonimo

    Gli adulti in generale ed in particolare i cosidetti “esperti”, scaricano sui bambini la responsabilità della parzialità e della incapacità di essere accompagnatori ed educatori. Questa incapacità viene mascherata da “studi scientifici” da protocolli medici, che oggi tendono a mendicalizzare tutte le manifestazioni del disagio esistenziale, ormai diffuso a macchia d’olio e in maniera trasversale che colpisce tutti anche coloro i quali non manifestano ancora un sintomo visibile. Questo punto di vista parziale favorisce il gioco delle multinazioni del farmaco, il cui unico interesse è quello economico e non certo quello di tutelare la salute psico-fisica delle persone..E’ evidente l’incapacità, la volontà di mettersi in gioco, di trovare altre soluzioni, di capire che non è un problema medico-scientifico ma bensì un problema di mutamento antropologico, di cambiare punto di vista nei confronti della vita che il progresso scientifico, così accellerato e la globalizzazione in atto, hanno allontanato la vita dalla sua profondità, rendendola virtuale , facendoci credere che quella del farmaco sia l’unica soluzione possibile. Per questo chi ha scoperto questo inganno e ha la volontà e l’interesse a tentare di cambiare punto di vista, di sporcarsi le mani, il mMetodo alla Salute gli può dare una mano a fare un perrcorso di cambiamento.

  5. serena

    Ma che mondo del cavolo!
    Come molti di voi sanno, io con i bambini ci lavoro, sin dalla laurea dieci anni fa, quindi ne vedo “di tutti i colori comportamentali”: senza stare qui a raccontarvi, ci sono stati solo tre pazienti che non sono riuscita in alcun modo ad approcciare, tutti e tre oggi sarebbero a rischio Ritalin, ed in tutti e tre i casi chi avrebbe dovuto essere al limite trattato dal punto di vista psichiatrico era la madre (quella di cui non mi dimenticherò mai, paesana di Mariano, mise la sua mano sulla mia mentre impugnavo uno strumento di lavoro e disse a suo figlio “Non ti preoccupare, te lo fa la mamma il buco al dentino!”).
    Uno degli episodi più significativi per la mia personale opinione sui disturbi di comportamento e affini, risale tuttavia alla mia adolescenza: conobbi per caso una piccola peste di sette anni, di famiglia ricca, assolutamente viziato, abituato a comandare e a scapricciare finché non otteneva quanto desiderato, figlio di genitori divorziati e con mamma imprenditrice superimpegnata; ricordo che alla prima frase che mi disse, con quel suo tono da principino antipatico, lo guardai male, e alla seconda gli dissi con tono fermo: “Ragazzino, vedi di parlare come si deve con me, che sei solo un puffo di sette anni e io ne ho dieci in più.” “Io qui parlo come mi pare con tutti!” “Vuol dire che ti hanno abituato molto male! Con me non funziona così.” E siccome lui, per quanto sorpreso, era determinato a non cedere la sua autorità, misi in atto una dinamica, prendendolo in braccio come un sacco di patate, cosa che a lui peraltro piacque molto perché era piuttosto rotondetto e pesante e nessuno ormai lo prendeva più in braccio. Giocai con lui tutto il pomeriggio, e fu proprio un giocare insieme, al quale andava gradualmente educato perché del tutto disabituato, nonostante avesse due fratelli di cui uno solo un paio di anni più grande. Ricordo che per mesi sua madre cercò di convincermi a fargli da baby-sitter, essendo io stata la prima capace di relazionarmi a lui senza impazzire, tanto che il bambino chiedeva in continuazione di poter passare del tempo con me. Purtroppo abitava in un’altra cittadina ed era un periodo in cui avevo svariati impegni, per cui non me la sentii di accettare. Tuttavia rimasi fermamente convinta che fosse un bambino come tutti gli altri, non avesse proprio nulla che non andava se non il fatto di essere male abituato, male educato.
    Ne vedo ancora moltissimi di questi bimbi, anzi sempre di più: arrivano a studio e toccano tutto come se tutto fosse roba loro, con i genitori che dicono “Stai fermo, non toccare” minacciando questo e quello senza essere, di fatto, capaci di fermarli in alcun modo; genitori con un’autorevolezza sul campo inesistente, che anzi stanno lì a promettere premi e regali “Se ti fai guardare i denti”. Quando si fidano di me e seguono le mie indicazioni, restando in sala d’attesa, non promettendo regali né punizioni perché il loro figlio impari che venire da me è una cosa che va semplicemente fatta, e non un’altra opportunità di ricattare mamma e papà e prendere il potere per ottenere un gioco nuovo… se insomma si instaura un rapporto diretto tra me e il mio paziente di fiducia e collaborazione, allora la mia professione mi dà il massimo della gratificazione personale, e lavorare con i bambini si rivela molto più semplice che curare gli adulti.
    Allora mi chiedo che senso abbia farmacologizzare i nostri bambini in tenera età, farli sentire diversi perché sono un po’ più lenti ad imparare le cose. Quando ero alle elementari ci fu un periodo in cui vennero a studiare da me alcuni tra i compagni di classe più in difficoltà; ricordo mia madre che ci seguiva e poi la sera a tavola commentava che non c’è nulla di strano che un bambino resti indietro se nessuno a casa lo segue, lo aiuta, e per di più i libri di testo sono scritti in un linguaggio difficile.
    Gli adulti non hanno tempo, capacità, strumenti, e i bambini diventano i malati?
    Che mondo del cavolo!

  6. Fabrizio d'Altilia

    Grazie mille Loretta per il tuo contributo.
    Certo che la psicodiagnosi e tutta la patologizzazione massiccia e pervasiva, tutte queste etichette e “sentenze”… sono proprio un rompicapo!!

    Ma come si fa, dico io….:

    “…se 6/+ sintomi di disattenzione e 6/+ sintomi di iperattività-impulsività hanno persistito per almeno 6 mesi….”.

    Cioè, non ci credo che tutta una categoria di operatori della “salute” studi e creda a queste astrusità astratte e contorte… Dai sembra uno scherzo, ma che è, il Sudoku???

    Oppure…: “c) Spesso scorazza e salta dovunque in modo eccessivo in situazioni in cui è fuori luogo”…
    Ma daaaaaaai!!!!
    E’ come l’oroscopo, chiunque legge può dire di ritrovarsi la maggior parte dei sintomi elencati ricordandosi quando era piccolo.

    E questa lista della spesa sarebbe la giusitifcazione per dare “Ritalin”, “Prozac” e cazzate varie, terapie eccetera a dei bambini???

    Ma poi, quand’anche uno volesse guardare con rispetto questa prassi, c’è comunque una evidente confusione: questo criteri dicono tutto e il contrario di tutto!! Dalle situazioni depressive a quelle più iperattive, dalla condotta all’apprendimento alle capacità di relazione ecc., è tutta una “babele” di manifestazioni trattate più o meno con gli stessi trattamenti tanto di moda, che ci piovono acriticamente dalla psichiatria chimica americana.

    Noi al Centro di Medicina Sociale di Foggia abbiamo visto chi è Giovannino e chi è Giancarlo, come stavano quando sono arrivati ed invece come stanno adesso…… quindi qualcosa ne sappiamo, queste situazioni le affrontiamo:
    il “Metodo Alla Salute” li ha salvati da una sicura condanna.

    Se solo riuscissimo a raccogliere un pò di documentazione sui risultati che otteniamo…….

  7. Unknown

    Ciao a tutti.
    ovviamente questo è un argomento su cui già si è detto tanto, ma poco si è fatto per aiutare bambini e genitori che non sanno come affrontare situazioni che oggi sono sempre più all’ordine del giorno.
    Appena ora ho dovuto sostenere l’Esame di Stato per psicologi
    e mi sono dovuta informare su come si arrivi a fare tali diagnosi.
    Volevo rendervi partecipi,
    per chi è interessato,
    degli schemi-etichette in cui
    devono rientrare questi bambini
    su cui pesano indegne diagnosi e valutazioni.

    Ringrazio gli autori delle lettere, Luna che le ha messe a disposizione e Faber che le ha pubblicate.

    Un abbraccio. Loretta.

    DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO
    Comprendono:
    • Disturbo della Lettura (dislessia)
    • Disturbo del Calcolo
    • Disturbo dell’Espressione Scritta (incapacità a comporre testi scritti)
    • Disturbo dell’Apprendimento Non Altrimenti Specificato
    I Disturbo dell’Apprendimento vengono diagnosticati quando i risultati ottenuti dal soggetto ai test standardizzati, somministrati individualmente su lettura, calcolo o comprensione scritta risultano significativamente (è definito inferiore un divario di più di 2 deviazioni standard tra i risultati ed il QI)al di sotto di quanto previsto in base all’età, istruzione e livello di intelligenza (criterio A). Dunque questi disturbi riguardano quei b/i che in una specifica area scolastica non si sviluppano in maniera commisurata al loro livello intellettivo.
    Naturalmente l’anomalia interferisce in modo significativo con l’apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono quella determinata capacità (criterio B).
    Nessuna di queste diagnosi è appropriata se le difficoltà possono essere attribuite a un deficit sensoriale (criterio C).
    Manifestazioni e disturbi associati:
    Demoralizzazione, scarsa autostima e deficit nelle capacità sociali. Molti soggetti con D. della Condotta, D. Oppositivo Provocatorio, D. da Deficit dell’Attenzione, D. Depressivo Maggiore, D. Distimico, sono affetti anche da Disturbo dell’Apprendimento

    DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE E DA COMPORTAMENTO DIROMPENTE
    Comprendono:
    • Disturbo da deficit di Attenzione/iperattività
    • Disturbo della Condotta
    • Disturbo Oppositivo Provocatorio

    DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITÀ
    La caratteristica fondamentale è una persistente modalità di disattenzione e/o iperattività-impulsività che è più frequente e più grave di quanto si osserva tipicamente in soggetti ad un livello di sviluppo paragonabile (criterio A).
    A. o (1) o (2)
    1) sei o più dei seguenti sintomi di disattenzione sono persistiti per almeno 6 mesi con una intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di sviluppo:
    Disattenzione:
    a) Spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro, o in altre attività.
    b) Spesso ha difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti o sulle attività di gioco
    c) Spesso non sembra ascoltare quando gli si parla
    d) Spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici, le incombenze, i doveri
    e) Spesso ha difficoltà ad organizzarsi nei compiti e nelle attività
    f) Spesso evita, prova avversione, o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono forza mentale protratta
    g) Spesso perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività
    h) Spesso è facilmente distratto da stimoli estranei
    i) Spesso è sbadato nelle attività quotidiane.
    2) Sei o più dei seguenti sintomi di iperattività-impulsività sono persistiti per almeno 6 mesi con una intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di sviluppo:
    Iperattività:
    a) Spesso muove con irrequietezza mani o piedi o si dimena sulla sedia
    b) Spesso lascia il proprio posto a sedere in classe o in altre situazioni in cui ci si aspetta che resti seduto.
    c) Spesso scorazza e salta dovunque in modo eccessivo in situazioni in cui è fuori luogo.
    d) Spesso ha difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in modo tranquillo
    e) E’ Spesso “sotto pressione”o agisce come se fosse “motorizzato”
    f) Spesso parla troppo
    Impulsività:
    g) Spesso “spara” le risposte prima che le domande siano state completate
    h) Spesso ha difficoltà ad attendere il proprio turno
    i) Spesso interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti
    B. Alcuni dei sintomi di iperattività-impulsività o di disattenzione che causano compromissione devono essere stati presenti prima dei 7 anni di età.
    C. Una certa menomazione a seguito dei sintomi è presente in due o più contesti (scuola/lavoro e casa)
    D. Deve esservi una evidente compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.
    E. I sintomi non si manifestano esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo, di Schizofrenia, o di un altro Disturbo Psicotico e non risultano meglio attribuibili ad un altro disturbo mentale.
    Sottotipi:
    sebbene molti soggetti abbiano sintomi sia di disattenzione che di iperattività-impulsività, ve ne sono alcuni in cui predomina o l’una o l’altra. Il sottotipo appropriato dovrebbe essere indicato sulla base della caratteristica sintomatologica predominante negli ultimi 6 mesi:
    • Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Tipo Combinato: se 6/+ sintomi di disattenzione e 6/+ sintomi di iperattività-impulsività hanno persistito per almeno 6 mesi. E’ caratteristico della > parte dei casi nei b/i e adolescenti.
    • Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Tipo con Disattenzione Predominante: se 6/+ sintomi di disattenzione ma meno di 6 sintomi di iperattività-impulsività hanno persistito per almeno 6 mesi.
    • Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Tipo con Iperattività-Impulsività Predominante: se 6/+ sintomi di iperattività-impulsività ma meno di 6 sintomi di disattenzione hanno persistito per almeno 6 mesi.
    E’ molto raro che un soggetto mostri lo stesso livello di malfunzionamento in tutti i contesti o tutte le volte nello stesso contesto. I segni del disturbo possono essere minimi o assenti quando il soggetto riceve frequenti premi per il comportamento appropriato, quando è sotto controllo molto stretto, in un ambiente nuovo, quando è impegnato in attività particolarmente interessanti o in situazioni a due; è più probabile che i sintomi si manifestino in situazioni di gruppo. Il clinico dovrebbe quindi raccogliere informazioni da diverse fonti (insegnanti, genitori..) e indagare sul comportamento del soggetto in diverse situazioni in ciascun contesto (mentre fa i compiti, mentre mangia..).
    Trattamento:
    ♣ Farmacologico: vengono prescritti farmaci stimolanti (Ritalin); calmano i b/i affetti da tale disturbo e ne migliorano le capacità di concentrazione. Purtroppo la prescrizione talvolta si protrae sino all’adolescenza e persino in età adulta.
    ♣ Condizionamento operante

    IL DISTURBO DELLA CONDOTTA
    A. Una modalità di comportamento ripetitiva e persistente in cui i diritti fondamentali degli altri o le principali norme o regole societarie appropriate per l’età vengono violati, come manifestato dalla presenza di tre o più dei seguenti criteri nei 12 mesi precedenti, con almeno un criterio presente negli ultimi 6 mesi:
    Aggressioni a persone o animali
    1. spesso fa il prepotente, minaccia o intimorisce gli altri
    2. spesso da inizio a colluttazioni fisiche
    3. ha usato un’arma che può causare seri danni fisici ad altri (bastone, barra, bottiglia rotta, coltello..)
    4. è stato fisicamente crudele con le persone
    5. è stato fisicamente crudele con gli animali
    6. ha rubato affrontando la vittima (aggressione, estorsione, scippo..)
    7. ha forzato qualcuno ad attività sessuali.
    Distruzione della proprietà
    8. ha deliberatamente appiccato il fuoco con l’intenzione di causare danni
    9. ha deliberatamente distrutto proprietà altrui
    Frode o furto
    10. è penetrato in un edificio, un domicilio o un’auto altrui.
    11. spesso mente per ottenere vantaggi e favori o per evitare obblighi (raggira gli altri
    12. ha rubato articoli di valore senza affrontare la vittima (furto negozi, falsificazioni)
    Gravi violazioni di regole
    13. spesso trascorre fuori la notte nonostante proibizioni dei genitori, con inizio prima dell’età di 13 anni.
    14. è fuggito di casa almeno due volte mentre viveva con i genitori o di chi ne faceva le veci
    15. marina spesso la scuola, con inizio prima dei 13 anni.
    B. L’anomalia del comportamento causa compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.
    C. Se il soggetto ha 18 anni o più e non sono soddisfatti i criteri per il Disturbo Antisociale di Personalità
    Sottotipi:
    • Con Esordio nella Fanciullezza: definito sulla base dell’esordio di almeno uno dei criteri caratteristici prima dei 10 anni. I b/i appartenenti a questa categoria hanno > probabilità di sviluppare un Disturbo Antisociale di Personalità
    • Con Esordio nell’Adolescenza: definito sulla base dell’assenza di tutti i criteri caratteristici prima dei 10 anni
    Specificazioni: Lieve- Moderato- Grave.
    la modalità di comportamento è di solito presente in diversi ambiti come casa, scuola, lavoro, comunità. Esordio raro dopo i 16 anni.
    Trattamento: addestramento comportamentale per i genitori attraverso il quale essi imparano a modificare le proprie risposte nei confronti dei figli in modo tale da ricompensare il comportamento prosociale e da svilire quello antisociale/aggressivo attraverso la perdita di privilegi.

    DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO
    A. Una modalità di comportamento negativistico, ostile, provocatorio che dura almeno da 6 mesi durante i quali sono stati presenti quattro o più dei seguenti:
    1. Spesso va in collera
    2. Spesso litiga con gli adulti
    3. Spesso sfida attivamente o si rifiuta di rispettare le richieste o regole degli adulti
    4. Spesso irrita deliberatamente le persone
    5. Spesso accusa gli altri per i propri errori o il proprio cattivo comportamento
    6. è Spesso suscettibile o facilmente irritato dagli altri
    7. è Spesso arrabbiato o rancoroso
    8. è Spesso dispettoso e vendicativo.
    B. L’anomalia del comportamento causa compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.
    C. I comportamenti non si manifestano esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Psicotico o di un Disturbo dell’umore.
    D. Non soddisfa i criteri per il Disturbo della condotta. Se il soggetto ha 18 anni o più e non sono soddisfatti i criteri per il Disturbo Antisociale di Personalità.
    la modalità di comportamento è di solito presente in modo accentuato in casa ma possono non essere presenti a scuola, comunità o nel lavoro; solitamente non si considerano oppositivi ma giustificano il proprio comportamento come una risposta a richieste irragionevoli. Esordio tipicamente graduale, diviene evidente prima degli 8 anni e non più tardi dell’adolescenza

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